Intervista a Yuri Gagarin

(Intervista simulata)

Sono passati due mesi esatti da quello storico giorno quando Yuri Gagarin, a bordo della navicella Vostok 1, ha compiuto un’intera orbita ellittica attorno alla terra in 108 minuti, diventando il primo uomo a volare nello spazio. Per conoscere meglio la sua storia lo abbiamo sentito.

 

  • Buongiorno signor Gagarin, mi chiamo Celine Polepole e oggi avrò il grandissimo piacere di intervistarla.

Buongiorno signorina, il piacere è mio.

  • Come si sente oggi?

 

Oggi sono un po’ stanco ma in generale mi sento bene la ringrazio.

  • Allora, sono passati due mesi dal suo storico volo nello spazio…

 

2 mesi!? Ma mi scusi ne è proprio sicura?

  • Si signor Gagarin, 2 mesi…perché?

 

Mi scuso, è che sembrava ieri che sono atterrato nella campagna di Engels. Ho      perso la concezione del tempo.

  • Si figuri. Per iniziare volevo partire dal principio: Che percorso di studi ha intrapreso per arrivare a questo punto, nonostante la sua giovane età? Quanti anni ha? 27 o sbaglio?

Si, si ho 27 anni. Il mio percorso di studi non è mai stato liscio come l’olio; ora mi spiego: sono cresciuto in una collettività aziendale e a scuola mi piacevano molto le materie scientifiche in cui ero bravo. Poi nel giugno del ’41 i tedeschi ci hanno invaso quindi io, mia madre e i miei fratelli siamo dovuti scappare, mentre mio padre si è arruolato nell’esercito. In quel periodo ho interrotto gli studi e li ho ripresi nel dopo guerra iscrivendomi in un istituto tecnico dove mi sono diplomato in metalmeccanica. Durante gli anni all’istituto sono stato costretto a lasciare più volte la scuola per problemi economici, quindi di tanto in tanto ho dovuto fare lavori manuali per poter pagare gli studi; inoltre nello stesso tempo mi sono appassionato del mondo aeronautico e nel ’55, ho cominciato a prendere lezioni di volo all’aeroclub.

  • Qual è stato il primo aereo che ha pilotato?

Il mio primo volo è avvenuto a bordo di un Yak-18, un monomotore ad ala bassa usato per gli addestramenti.

  • Nel ’57, anno del lancio dello Sputnik 1, si è diplomato a pieni voti nell’accademia Aeronautica Sovietica e nello stesso anno ha frequentato dei corsi di specializzazione aeronautica in Ucraina, dove ha conquistato tutti.

Si e sono stato scelto per testare nuovi sistemi e apparecchiature di volo. In mezzo ai provetti piloti sono riuscito a distinguermi e a far spiccare le mie capacità e qualità.

  • Capacità e qualità che le hanno permesso di essere selezionato per la missione Vostok 1 dopo aver passato duri test attitudinali, fisici, psicologici e psicofisici…

Li ricordo come se fossero stati ieri.

  • Il giorno della partenza è sorto un problema meccanico alla navicella?

Sì. Praticamente il sensore del portellone non aveva dato segnali corretti durante i controlli ermetici, ma fortunatamente i meccanici sono riusciti ad aggiustare il problema in pochi minuti. Rischiavamo il rinvio della missione.

  • Quali erano le dimensioni del Vostok?

Era un piccolo mostro: pesava 4,7 tonnellate ed era alto 4,4 metri. Era costituito da due parti: il modulo abitabile di forma sferica dove c’ero io con i comandi di bordo, un visore ottico e una serie di strumenti per la misurazione di pressione, temperatura e parametri orbitali. E poi il modulo di servizio che conteneva la strumentazione di bordo, i retrorazzi e 16 bombole di ossigeno e azoto. Ah, c’era scorta di acqua e cibo per 10 giorni in caso i razzi fossero andati in avaria.

  • Ed è partito dal Kazakistan…

Sì, alle 9,07 sono decollato da Bajkonur

  • E cosa ha visto lassù?

La terra blu, senza nessun confine, tutta unita…uno spettacolo indescrivibile, unico nel suo genere.

  • Immagino che veduta…avendo compiuto la missione in 108 minuti a che velocità viaggiava?

Nella fase di rientro viaggiavo a 27400 chilometri orari e quando sono entrato in atmosfera la navicella ha preso fuoco: pensavo fosse la fine.

  • Ma studiando le dinamiche si è scoperto che è la reazione del contatto tra rivestimento termico e strati densi dell’atmosfera.

Sì, fortunatamente.

  • È stato lei ha pilotare la navicella durante la missione?

No, assolutamente no. Non sapevamo come l’assenza di gravità avrebbe influito sul mio corpo, quindi abbiamo preferito che il tutto fosse controllato dalla base, per sicurezza.

  • Certamente. Qual è stato il momento più bello ed emozionante della missione?

Penso sia stato l’orbita attorno alla terra, quando ho avuto la possibilità di osservarla da un punto di vista magnifico. E poi un altro momento è quando, durante l’atterraggio, a 1500 metri di quota, mi sono lanciato dalla navicella e sono atterrato a terra con il paracadute. È stato emozionante, pieno di adrenalina e liberatorio dopo i momenti di paura e incertezza passati all’interno della navicella; invece mentre fluttuavo nell’aria sapevo con certezza che sarei atterrato sano e salvo.

  • E il momento più brutto e difficile?

La partenza, perché ho dovuto lasciare a casa Valentina e la piccola Elena: se non fosse andato tutto per il verso giusto, poteva essere l’ultima volta che le vedevo.

  • In conclusione, cosa consiglia ai giovani che vogliono intraprendere il suo stesso percorso?

Siate sempre intraprendenti e determinati, non fermatevi di fronte agli ostacoli che ogni giorno la vita ci mette. Combattete fino alla fine e con il vostro sudore raggiungerete la vostra ambizione.

YURI Gagarin

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